25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne


Il 25 novembre del 1960 nella Repubblica Dominicana furono uccise tre attiviste politiche, le sorelle Mirabal, per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo. Quel giorno le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, vennero bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare e furono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

Nel 1981, nel primo incontro femminista latinoamericano e caraibico, venne deciso di celebrare il 25 novembre come la Giornata internazionale della violenza contro le donne, in memoria delle sorelle Mirabal.

Violenza sulle donne. 25 novembre
Le sorelle Mirabal

Istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, la ricorrenza punta a organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della violenza contro le donne, perchè l’arma più efficace per combattere questo genere di violenza è proprio la conoscenza del fenomeno e la prevenzione dello stesso.

L’epoca che stiamo vivendo è fortemente caratterizzata da episodi di violenza sul genere femminile, fenomeno che riguarda la violazione dei diritti umani: quasi ogni giorno, attraverso i canali di comunicazione, veniamo a conoscenza di un nuovo caso di donna uccisa dal proprio partner, da un amico o un conoscente. Insieme alla violenza fisica, internet e le nuove tecnologie hanno contribuito a creare una nuova forma di pericolo. Sempre più donne sono esposte a molestie o minacce online tramite fenomeni come il cyberbullismo sessuale, sexting, revenge porn e deepfake che creano impatti devastanti sulla psiche specialmente nelle persone più giovani che, non sapendo in che modo e a chi rivolgersi per lanciare un grido di aiuto, arrivano anche a conseguenze drammatiche come il suicidio.

Qualche giorno fa il nostro Paese si è svegliato con la notizia della ragazza uccisa in un parco di Reggio Calabria dall’ex fidanzato che la perseguitava, il quale era anche già stato arrestato e processato per stalking ai danni della vittima. 

La drammaticità della situazione sta proprio in questo: niente è bastato per evitare il peggio. Il primo pensiero va proprio alla vittima, perché le fatidiche frasi “perché non ha denunciato?” o semplicemente “denuncia!” vengono pronunciate troppo spesso da chi non vive le situazioni in prima persona. Lei lo aveva fatto, eccome se lo aveva fatto, nonostante la difficoltà che comporta e nonostante la forza che il gesto richiede. Questa donna aveva agito esattamente nel modo in cui la società si aspetta, denunciando, pensando di aver costruito una sorta di scudo a mo’ di protezione. E invece no, alla fine ti ammazzano lo stesso.

Nel 2020 per finanziare i Centri antiviolenza, le case rifugio e le attività del Piano Nazionale Antiviolenza sono stati stanziati ventotto milioni di euro. Se ventotto milioni sembrano comunque tanti, confrontandoli con il proprio conto in banca, basta effettuare un breve calcolo. Tenendo conto che in Italia ci sono 31.056.366 donne (dall’ultimo censimento Istat), dividendo il numero per i ventotto milioni il risultato che si ottiene sono € 0,90 per ciascuna donna.

Novanta centesimi sono una cifra ridicola per contrastare un fenomeno che sta distruggendo vite, strappando madri a bambini e ragazzi adolescenti e devastando genitori per la perdita di una figlia.

Di lavoro da fare per contrastare questo fenomeno, piaga della società in tutto il mondo, ce n’è ancora moltissimo; a partire dall’aumento, per esempio, dei centri per uomini violenti. In Italia ne esistono solo 15 e sono tutti ubicati al di sopra della regione Lazio.

La situazione drammatica andrebbe affrontata molto prima, ritornando ai principi base per la lotta alla violenza sulle donne sopracitati: ovvero la conoscenza del fenomeno e la prevenzione. Prevenire è meglio che curare, anche perché curare poi è impossibile. Bisognerebbe investire su campagne di sensibilizzazione all’interno delle scuole, insegnando come non sia nemmeno lontanamente pensabile commettere un gesto così grave, qualsiasi possano essere i motivi che spingono ad arrivare a tanto perché nessuna motivazione servirà mai a giustificare un atto così vigliacco.

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