In questo articolo tratteremo di un caso di falsa malattia avvenuto in provincia di Varese durante la Fase 2 del lockdown dovuto all’espandersi del Coronavirus in Italia.

Nel mese di maggio 2020 venivamo contattati dal Sig. P., proprietario di un’azienda di Varese che ha potuto riprendere le proprie attività lavorative a partire dal 4 maggio 2020.

Ebbene, il Sig. P. ci esponeva i dubbi di una presunta falsa malattia nella sua ditta di Varese riguardo uno dei suoi dipendenti, legato all’azienda da un contratto a tempo indeterminato. Quest’ultimo asseriva di non poter lasciare la propria abitazione poiché, sosteneva di aver contratto il virus Covid-19 e di non poter tornare a svolgere la propria attività lavorativa. Il lavoratore in questione sosteneva di non avere sintomatologia tale da essere ricoverato ma di essere, ovviamente, obbligato all’isolamento domiciliare previsto.

Ad ogni modo, il Signor P., memore di episodi passati che avevano destato sospetti nei confronti del suddetto lavoratore, decideva di contattare Reserv Investigazioni per documentare l’eventuale falsa malattia del dipendente di Varese. Il nostro Istituto, in seguito al colloquio preliminare e alla firma del mandato d’incarico, disponeva un’attività di indagine, più precisamente di monitoraggio dinamico coadiuvato al pedinamento elettronico tramite applicazione di localizzatore GPS sul veicolo del dipendente.

Durante l’attività di investigazione venivano alla luce delle crepe nella versione raccontata dal lavoratore.

Questo infatti, in più occasioni, lasciava il proprio domicilio la mattina presto e si recava nel comune di Varese presso una ditta dove, a seguito di accertamenti, svolgeva un secondo lavoro.

Gli operatori di Reserv Investigazioni si adoperavano, dunque, al fine di raccogliere il materiale video-fotografico da fornire al Cliente riguardante la falsa malattia sul dipendente di Varese.

Difatti, appostati nei pressi della suddetta ditta, i nostri investigatori acquisivano materiale video-fotografico del dipendente mentre saliva a bordo di un furgone con l’insegna della ditta e, insieme a un altro soggetto, si recava presso un condominio dove si adoperava al montaggio di una tenda su un balcone.

falsa malattia varese

A lavoro terminato i due facevano ritorno alla fabbrica e attendevano qualche minuto in macchina. In quella occasione si osservava il sorvegliato ricevere una somma di denaro in contati da parte del presunto datore di lavoro.

Lo stesso episodio si è ripetuto in più occasioni, sempre con la modalità di lavoro in nero, senza considerare che il dipendente assenteista svolgeva un’attività pericolosa senza alcun tipo di tutela assicurativa.

Pertanto, Reserv investigazioni è riuscita a dimostrare la falsa malattia del dipendente di Varese e in più ha acquisito materiale video-fotografico del pagamento in nero dell’uomo oggetto delle indagini.

Il dipendente in questione è stato licenziato per giusta causa e il nostro cliente è riuscito a risparmiare sui costi legati alla perdita di produttività.

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Si può licenziare il dipendente assenteista per falsa malattia che grava sull'azienda e danneggia i colleghi onesti?

Alla luce di quanto scoperto, la legge dispone che il dipendente, ufficialmente in malattia, rischia il licenziamento per giusta causa nel caso in cui:

  • violi i doveri di correttezza e di buona fede e gli obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà;
  • l’attività che svolge, per se stesso o portando avanti un secondo lavoro, faccia supporre che lo stato di malattia dichiarato è falso;
  • in qualche modo comprometta la sua pronta guarigione con la conseguenza di ritardare il rientro in azienda.

La Corte di Cassazione si è pronunciata con la sentenza 16 agosto 2016, n. 17113, stabilendo la possibilità, per l’azienda, di avvalersi di società di investigazioni con licenza investigativa per reperire informazioni e prove utilizzabili in giudizio.

Qualora il datore di lavoro intenda procedere con un licenziamento, accertando l’inconsistenza dello stato patologico è possibile licenziare il dipendente per giusta causa e con effetto immediato. La simulazione di malattia costituisce infatti una violazione dei doveri contrattuali che compromette il rapporto di fiducia tra datore di lavoro e lavoratore, impedendo così la prosecuzione dell’attività lavorativa del dipendente.

Pertanto, il licenziamento per giusta causa è legittimo in tutti i casi in cui il dipendente che presta attività lavorativa a favore di terzi, durante il periodo di malattia, dovesse ledere radicalmente e irrimediabilmente il rapporto fiduciario, ritardando la guarigione, quindi svolgendo attività incompatibili con lo stato di malattia diagnosticatogli. 

Se anche tu sospetti la falsa malattia di un tuo dipendente contatta Reserv Investigazioni al numero +39 3920078824 o all’indirizzo email info@reservinvestigazioni.it per ricevere una consulenza gratuita e preliminare.

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