Assegno di mantenimento 2017-08-31T16:56:09+00:00
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Assegno di mantenimento

Determinazione dell’assegno di mantenimento del coniuge

Nel corso del processo di separazione coniugale, capitolo a parte è costituito dalla problematica legata alla determinazione del c.d. assegno di mantenimento.
L’assegno in questione è disciplinato dall’art. 1561 del Codice Civile e stabilisce che, a vantaggio del coniuge a cui non sia addebitabile la separazione, il giudice possa imporre all’altra parte, in misura del reddito di questa, il versamento di una somma di denaro periodica necessaria al mantenimento e che assicuri un tenore di vita analogo a quello goduto nel corso del rapporto coniugale.

L’assegno di mantenimento si distingue nettamente dagli alimenti che, invece, rappresentano una somma di denaro che può essere richiesta solo ed esclusivamente da colui che non è in grado di provvedere al proprio mantenimento, così come regolato dagli articolo 433 e ss del Codice Civile.
Per fare ulteriore chiarezza, si definiscono col termine di alimenti tutte quelle prestazioni finalizzate ad ottenere ciò che è necessario per vivere e ricomprendono, tra l’altro, oltre all’alimentazione vera e propria, anche le spese necessarie alla cura della persona, il suo alloggio, alla sua istruzione e a provvedere ai suoi altri bisogni primari.

La giurisprudenza ha più volte ripetuto che, nel caso dell’assegno di mantenimento, il giudice dovrà valutare tutti i presupposti per il suo riconoscimento non sotto l’ottica della situazione di bisogno2, bensì alla mancanza, in capo al coniuge a cui non viene addebitata la separazione, dei redditi sufficienti ad assicurare allo stesso il tenore di vita di cui godeva durante la convivenza matrimoniale3.

Quali sono quindi i presupposti per la concessione dell’assegno di mantenimento?

Dottrina e giurisprudenza sono concordi nell’individuarli come segue:
sarà possibile concedere l’assegno solo al coniuge a cui non è addebitabile la separazione, a patto che lo stesso dimostri di essere privo di “adeguati redditi propri” e che, inoltre, l’altro coniuge abbia i mezzi idonei per far fronte al pagamento della somma eventualmente individuata dal giudice.
La giurisprudenza, infine, sottolinea che il giudice può attribuire l’assegno di mantenimento solo ed esclusivamente in presenza di una espressa domanda di parte4, non d’ufficio, e che il richiedente dovrà fornire la prova della sussistenza dei presupposti per la concessione dell’assegno a proprio favore.

Nel determinare la concessione, e l’eventuale valore, dell’assegno, il giudice dovrà quindi compiere una serie di valutazioni di carattere economico che, a detta della Suprema Corte, possono andare oltre l’analisi delle dichiarazioni dei redditi presentate dalle parti, che non hanno efficacia vincolante e potranno essere affiancate da altre risultanze probatorie5.
Il giudice, inoltre, dovrà valutare le capacità economiche del coniuge obbligato in base al suo reddito netto6.
Sul punto la sentenza della Cassazione n° 17199 del 2013 ribadisce ulteriormente il concetto, affermando che il giudice, nell’applicare l’art. 156 c.c., “debba determinare la misura dell’assegno non solo valutando i redditi dell’obbligato, ma anche altre circostanze non indicate specificatamente, né determinabili a priori, ma da individuarsi in tutti quegli elementi fattuali di ordine economico, o comunque apprezzabili in termini economici, diversi dal reddito dell’obbligato, suscettibili di incidere sulle condizioni economiche delle parti”.

Partendo dall’assunto che la separazione, di norma, incide sfavorevolmente sul tenore di vita di entrambe i coniugi, dato che ciascuno dei due non gode più dei beni e dei redditi dell’altro, il giudice è quindi chiamato a riequilibrare, nel limite del possibile, la situazione economica delle parti in causa.
Di conseguenza, in questo ambito in cui svariate variabili concorrono alla determinazione del pensiero del giudice, un’efficace opera di indagine può dimostrarsi essenziale.
Il giudice potrà sempre avvalersi dell’operato della polizia tributaria, a cui potrà chiedere una valutazione circa i redditi delle parti7.
Anche le parti hanno facoltà di svolgere propri accertamenti attraverso l’opera di professionisti abilitati.
Ne consegue che questi potranno essere a doppio senso. L’eventuale coniuge beneficiario, infatti, avrà interesse a scoprire eventuali fonti di redditi occultate mentre il coniuge obbligato avrà interesse, di contro, a far emergere relazioni del coniuge separato con un terzo, quando questa sia sufficientemente stabile e continua nel tempo, comportando vantaggi economici per il coniuge richiedente l’assegno di mantenimento.

Infine, un accenno a quanto disposto dal comma 4 dell’art. 156 c.c..
A norma di questo comma, il tribunale più imporre al coniuge obbligato di corrispondere l’assegno di mantenimento di prestare idonea garanzia reale o personale.
Il legislatore prevede tale garanzia solo qualora sussista un reale pericolo che l’obbligato possa sottrarsi all’adempimenti degli obblighi patrimoniali ai quali è chiamato.
Come per la concessione dell’assegno, anche in questo caso il giudice deve disporre queste misure dopo aver verificato la presenza di comportamenti pericolosi nella condotta dell’obbligato.
A titolo di esempio precedenti violazioni di obbligazioni, trasferimenti all’estero al fine di sottrarsi ad oneri economici, una gestione disordinato o addirittura rischiosa del patrimonio costituiscono alcuni dei campi di indagine del giudice.
Risulta palese come, anche in queste circostanze, accurate indagini disposte dal giudice e dalle parti contribuiscano a garantire le parti.


  1. L’articolo, rubricato “Effetti della separazione sui rapporti patrimoniali tra i coniugi”, così dispone: “Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri. L’entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato. Resta fermo l’obbligo di prestare gli alimenti di cui agli articoli 433 e seguenti. Il giudice che pronunzia la separazione può imporre al coniuge di prestare idonea garanzia reale o personale se esiste il pericolo che egli possa sottrarsi all’adempimento degli obblighi previsti dai precedenti commi e dall’articolo 155. La sentenza costituisce titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale ai sensi dell’articolo 2818. In caso di inadempienza, su richiesta dell’avente diritto, il giudice può disporre il sequestro dei beni del coniuge obbligato e ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di danaro all’obbligato, che una parte di esse venga versata direttamente agli aventi diritto. Qualora sopravvengano giustificati motivi il giudice, su istanza di parte, può disporre la revoca o la modifica dei provvedimenti di cui ai commi precedenti.”
  2. Come nel caso dell’assegno di alimenti
  3. Sul punto, si richiamano a titolo di esempio le sentenze della Cassazione Civile n° 21097 del 2007 e n° 5762 del 1997
  4. La giurisprudenza della Corte di Cassazione è unanime indicando con l’atto introduttivo della separazione la sede per proporre domanda all’assegno di mantenimento. Si veda sul punto, Corte di Cassazione n° 2064 del 2000
  5. Sul punto, sono degne di nota la sentenza della Cassazione n° 6970 del 2003 e la sentenza del Tribunale di Novara del 23.9.2009
  6. Cassazione n°9719 del 2010
  7. Sul punto, Cassazione n°3168 del 1994.

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